1 aprile 2009 ore 21.00
2 aprile 2009 ore 21.00
scritto, diretto e interpretato da Chiara Casarico e Tiziana Scrocca
con la straordinaria partecipazione di Rosie Wiederkehr (cantante degli Agricantus) e Ruth Bieri
musica originale Ruth Bieri, Rosie Wiederkher
scenografia e foto Franca D'Angelo
sculture Nato Frascà
Finalista al Premio Ustica per il Teatro 2007
Finalista al Festival internazionale di Lugano
Premio Microfono di Cristallo RadioRai
Figlie di Sherazade è la storia vera di due giovani donne che raccontano affinché altre donne possano un giorno vivere in condizioni migliori. Il progetto nasce dal bisogno di capire e raccontare, al di là di giudizi e pregiudizi, situazioni di disagio dovute alla diversità di genere nel mondo.
Due donne si raccontano come in uno specchio ribaltato: una fuga e un ritorno, un dramma personale e le sofferenze di un popolo.
L'obiettivo è quello di mettere l'accento sulla condizione del genere femminile e le sue ineguaglianze in diverse parti del mondo, sui diritti negati delle donne, e allo stesso tempo rivelare l'importanza dei percorsi di solidarietà e la presa di coscienza da parte di tutte e tutti.
Aysha è una ragazza nata in Germania da genitori turchi. Vive a Berlino, dove studia, lavora e si innamora di un ragazzo tedesco. Purtroppo i genitori hanno già deciso di darla in sposa al cugino, come è nella tradizione del loro paese d'origine. Ma Aysha vive i conflitti tipici dei figli di immigrati: non si riconosce nella cultura dei genitori e non può sottostare alle loro regole. Inoltre, una quotidianità fatta di soprusi e violenze la porta a scegliere la fuga. Dopo un periodo vissuto come un animale braccato, Aysha approda ad un centro di accoglienza per donne maltrattate e grazie al confronto con le altre donne rielabora il proprio vissuto e scopre il potere curativo della parola e l'importanza di testimoniare la propria esperienza.
Zoya è una ragazza afgana rifugiata in Pakistan. I suoi genitori, attivisti politici, sono stati uccisi dai fondamentalisti quando lei era piccola. La morte dei genitori e l'inasprirsi del fondamentalismo la costringono a fuggire in Pakistan. Della sua educazione si occupa una nonna "molto illuminata" che ha fatto di tutto per farla studiare. E così, grazie all'istruzione ricevuta in una scuola femminile clandestina, Zoya cresce nella consapevolezza di voler fare qualcosa per aiutare il proprio paese a risorgere dalla guerra e dal fondamentalismo. Tornando in Afghanistan e riprendendo l'attività clandestina dei genitori, scopre che la sua non è solo un esigenza politica ma anche una pulsione intima.
Il racconto come arma per difendersi. La voce come parola, come presa di coscienza, condivisione, testimonianza. La voce come canto, come sfogo, lamento, speranza.
Due storie esemplari, due punti di vista apparentemente divergenti che convergono in un unico desiderio: la speranza di un mondo migliore.
Progetto vincitore del bando E' un'idea di teatro, di biblioteca, al Quarticciolo.