5 e 6 marzo ore 21.00
7 marzo ore 18.00
dal romanzo di Antonio Tabucchi
regia Marco Baliani
Produzione Teatro di Roma
con
Patrizia Bollini Asmara
Daria Deflorian Esterina
Gabriele Duma Garibaldo I, Garibaldo II
Simone Faloppa Ottorino, Melchiorre
Renata Mezenov Sa Anita,Zelmira
Mariano Nieddu Plinio, Gavure
Alessio Piazza Apostolo Zeno, Don Milvio
Naike Anna Silipo Esperia
Alexandre Vella Quarto, Volturno, Venerio
scene e costumi Carlo Sala
assistente scene e costumi Roberta Monopoli
Musiche Mirto Baliani
drammaturgia Maria Maglietta
Il romanzo è la storia di un borgo dell'alta toscana e dei suoi abitanti nell'arco storico che va dall'unità d'Italia ai primi anni sessanta. Le vicende vengono narrate e filtrate in particolare attraverso la vita di una famiglia di fede garibaldina seguendo, come nello stendersi di un albero genealogico, il succedersi delle generazioni, gli intrecci con la vita del paese e dei suoi abitanti ma anche con la più grande Storia italiana. (...)
Lo spettacolo vuole conservare la coralità epica della scrittura, in un alternarsi di scene collettive e di singole narrazioni, secondo una ricerca di drammaturgia narrativa che caratterizza da anni il mio percorso. Con improvvise "cadute nel dramma", a dialoghi serrati, che subito dopo si scompaginano in una presenza corale o in un unico narratore collettivo. Attori e attrici non saranno solo personaggi definiti ma anche funzioni di una coralità sociale più ampia, entrando ed uscendo dalle scene come frammenti di una continua galleria fotografica. Dal bianco e nero del dagherrotipo alle prime fotografie di famiglia degli anni sessanta, color pastello, scene e costumi insieme alle luci daranno anche il colore di quegli anni, non nella loro realtà temporale, ma nella nostra memoria.
La musica segnerà ogni cambio generazionale, ogni passaggio di epoca, trovando anche qui una memoria musicale rivisitata.
La particolare forza della scrittura di Tabucchi si traduce in una presenza corporea forte, in un'invenzione simbolica e al contempo materica, fatta di gesti, danza, canti e oggetti, manufatti appositamente creati che richiamino in altro modo la visionarietà dell'opera.
Ed è proprio la qualità della presenza scenica degli attori, del loro linguaggio drammaturgico, che permetterà a questa storia del nostro passato di rifuggire dalla trappola di un rivisitato neorealismo e di farsi di colpo specchio della nostra contemporaneità.
Marco Baliani
si ringraziano
Gabriele Giromella - Teatro Girò -
e Allegra Bernacchioni